GRAMMATICA ITALIANA G. Ravera - Aira, R. Maurizzi, F. Piazzi.pdf

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G. RAVERA AIRA- R. MAURlZZI
F. PIAZZI
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GRAMMATIC
•• PACCAGNELLA
EDITORE S.p.A.
BOLOGNA
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Gisella Ravera Aira
Rina Maurizzi
Francesco Piazzi
GRAMMATICA ITALIANA
ad uso delle Scuole Medie Superiori
NUOVA EDIZIONE
PACCAGNELLA
EDITORE S.p.A.
BOLOGNA
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PREFAZIONE
l presupposti metodologici di questa nuova grammatica sono vari e non
suscettibili di essere ricondotti ad un modello epistemologico assolutamente
coerente. Legittima potrebbe risultare pertanto la perplessità di chi, sfoglian­
do queste pagine, vede coesistere in buona armonia un impianto-base di
tradizione classificatoria con procedimenti "avanzati", tipici della nuova lin­
guistica funzionale. Per non dire della coesistenza di "raccomandazioni" che
sembrano ispirarsi ad una concezione in certo senso ancora ingiuntivo-norma­
tiva dell'insegnamento della lingua con aperture nella direzione di un descrit­
tivismo scientifico, che trova i suoi fondamenti nella speculazione linguistica
post-saussuriana.
Vogliamo subito dissipare il sospetto che tale promiscuità di coordinate
metodologiche abbia ùna sotterranea motivazione opportunistica, quella di
rispondere all'ormai abusata formula editoriale di accontentare "modenisti"
e "tradizionalisti" ad un tempo: è dimostrato che siffatti espedienti, oltre a
non avere alcuna giustificazione sul piano docimologico, piuttosto che accon­
tentare tutti scontentano tutti. La verità è che noi siamo convinti che certe
"incompatibil;tà" istituzionalizzate perdano rilevanza, quando ci si cala con
umiltà e realismo dall'Empireo della "scienza pura" al terreno più concreto
della quotidiana prassi didattica. Per fare un esempio, André Martinet (auto­
revolissimo esponente dello strutturalismo praghese e del cui contributo
scientifico abbiamo ampiamente tenuto conto nel nostro libro), all'inizio dei
suoi famosissimi "Elementi di linguistica generale", esordisce in questi termi­
ni: "La linguistica è lo studio scientifico del linguggio umano. Uno studio si
dice scientifico quando si basa sull'osservazione dei fatti e si astiene dal
proporre una scelta fra i fatti in nome di certi principi estetici o morali.
Scientifico si oppone dunque a prescrittivo. ( ... ) Conseguentemente il lingui­
sta contemporaneo di fronte a espressioni come ai miei amici (o alla mia
amica) gli (o ci) ho detto, la cosa che ti ho parlato, spero che viene, non
prova la virtuosa indignazione del purista. l linguista vede soltanto dei fatti
che vanno notati e spiegati nel quadro degli usi in cui compaiono". Parole
sacrosante, queste, che potrebbero essere sottocritte da chiunque abbia
anche solo una pallida idea dei fondamenti epistemologici della scienza
contemporanea. Ma Martinet sta parlando di "linguistica", e non di " insegna­
mento della lingua':· sta introducendo un coso di lezioni che terra alla
Sorbona, e non in un'aula delle nostre scuole medie; inoltre, egli è perfetta­
mente sicuro che il pubblico universitario di laureandi e colleghi, che lo
stanno ascoltando, non incorrerà mai in infrazioni ale regole del codice della
lingua d'uso grossolane come quelle che adduce ad esempio. Se però avesse
l'avventura di riscontrare quotidianamente, come accade all'insegnante di
scuola media, negli scritti dei suoi studenti una quantità enorme di siffatte
deroghe alla norma ("deragliamenti" non sempre necessariamente poetici! ) , è
possibile che cominciasse, pur senza provare la virtuosa indignazione del
purista, a entrare nell'ordine di idee che l'opposizione scientifico/prescrittivo
vale in linea di principio, ma non sempre in linea di prassi. Non fos'altro in
ossequio alla propria definizione di lingua: "essenzialmente uno strumento di
comunicazione", al quale, perché possa funzionare, bisognerà pure garantire
un minimo di stabilità sincronica.
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Queste considerazioni, per giustificare quanto di "prescrittivo" si potrà
rinvenire, oarticolarmente nella trattazione della mofologia e della sintassi:
che sono poi le parti della grammatica, alla scarsa "competenza" delle quali è
soprattutto imputabile tl maggior numero di usi devianti del codice linguisti-
co.
Ma, laddove la necessità prescrittiva ci è parsa meno impellente, come
nella fonologia (si può convenire con Tufio De Mauro sulla competenza
fonologica di uno studente delle scuole medie superiori, nel senso che si può
presumere che, a quell'età, l sistema fonetico della lingua naturale sia stato
assimilato), non abbiamo avuto riserve aprioristiche nei confronti di una
presentazione "descrittiva" dei fenomeni, in termini di linguistica opposizio­
nale. Né, quando lo abbiamo ritenuto opportuno, abbiamo avuto alcuna
preclusione nei confronti di alcune scoperte importnti del pensiero lingui­
stico modeno. Alla grammatica funzionale s'ispirano gli esercizi lessicali che
recano il titolo di "Parole ala griglia", oltre che numerosissime pagine di
rilessione ed approfondimento dei meccanismi linguistici.
Ad un modello di estetica strutturale con aperture nella direzione di un
discorso semiologico s'ispira la trattazione della stilistica, intesa non come
astratta precettistica ancorata ad una concezione retorico-ottocentesca, sì
come cienza delle modalità espressive dei vari settori della vita sociale: in tal
senso abbiamo introdotto un'apposita sezione che esmplifica i vari "registri
linguistici", nella convinzione che l'apprendimento di strutture e stilemi di
codici setroriali sia indispensabile alla partecipazione critica e consapevole
dell'alunne alla vita del proprio tempo. Ad un modello antropologico-struttu­
rale s'ispirano altresì numerose pagine di approfondimento grammaticale e
che invitano l'alunno ad un confronto tra strutture linguistiche (e quindi
mentali) dell'italiano e quelle di altri popoli o di particolari contesti socio­
culturali: operazione questa che riteniamo sia di notevole rilevanza pedagogi­
ca, in quanto solo attraverso la comparazione di vari codici linguistici (e
quindi di forme diverse di analisi della realtà) è posibile approdare ad un
autentico approfondimento della propria cultura, nel rispetto di quela altrui:
ciò che, in ultima analisi, può essere definito insegnamento alla democrazia.
La lu.7ga appendice finale dedicata all'analisi dei vari tipi di approccio al
fatto letterario, oltre a rappresentare la più corretta conclusione di un
discorso di stilistica condotto secondo i presupposti enunciati sopra, vuole
dare una risposta ad una delle esigenze più sentite da docenti e studenti della
scuola media superiore: quella di analizzare il messaggio estetico con un
minimo di strumenti ermeneutici qualificati: è inutile nascondersi che nelle
nostre scuole l'opera letteraria è esaminata troppo spesso in una forma
impressionistica che favorisce la fruizione estetica prottiva, una modalità di
lettura che forza il messaggio poetico ad essere quello che non vuoi essere,
prevaricandolo e scontandone il valore informativo. opure, nel migliore dei
casi, l'approccio è condotto in termini di "storicismo •stintivo", secondo una
prassi criti:a di neutralizzazione della specificità dell'opera letteraria nell'ex­
t r atestn "n.inlngi.n ". r.h. . quanto dire di riduzionE dell'opera letteraria a
documento storico.
GLI AUTORI
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STORIA DELLA TRASMISSIONE SCRITTA
DEL PENSIERO
l. La decifrazione delle scritture dell'antichità
Già nelle età preistoriche troviamo pitture e incisioni rupestri che, in
parte almeno, hanno anche lo scopo di trasmettere il pensiero. Certo non è
facile dire quando inizia la differenziazione fra un tipo di rappresentazione
magica ed artistico-estetica e un tipo di rappresentazione a carattere prevalen­
temente comunicativo. In ogni caso non è sostenibile l'ipotesi che le pitture
o le incisioni rupestri preistoriche abbiano a che fare con un sistema fisso e
preciso, come un vero e proprio sistema di scrittura.
Nella più parte dei casi è asai difficile distinguere fra tentativi di
incisione o di pittura come espressione magica o artistica degli autori e la
pittografia come espressione del pensiero da comunicarsi al prosimo.
Proponiamo, a puro titolo esemplificativo, alcune incisioni rupestri afri­
cane, senza la minima pretesa di addentrarci nell'intricato problema dell'inter­
pretazione del valore simbolico, comunicativo o rituale dei segni. Del resto,
per molti di essi, la pura interpretazione rafica non ti risulterà difficile: è
facile individuare figure di animali, alcune tracciate con pregevole abilità
espresionistica, e scene di guerra.
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